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La storia di Albiano

di Giovedì, 03 Aprile 2014 - Ultima modifica: Mercoledì, 15 Luglio 2015

Albiano, con le sue frazioni di Barco di Sopra e Barco di Sotto, è collocato nel Trentino orientale, a nord-est del capoluogo, da cui dista una ventina di chilometri. 
Sul suo territorio vivono circa 1.500 abitanti, detti “Biani” o “Albianesi”.

Il paese è collocato sulla sponda sinistra della Valle di Cembra, valle incisa profondamente dallo scorrere del fiume Avisio, originato dai ghiacci perenni della Marmolada.

Circa 260 milioni di anni fa ebbero luogo grandi eruzioni di magma acidi, che diedero vita alla formazione di un’ampia piattaforma porfirica, che si estendeva dalla zona dove attualmente sorge Lavis, a Pinè, a Cavalese e Ora, da Nova Ponente a Merano: siamo in presenza del giacimento di porfido più esteso d’Europa.

ll paese è stato edificato, al pari degli altri centri abitati della valle di Cembra, su un pianoro morenico di origine glaciale, ad una quota mediana del versamento vallivo (metri 643 s.l.m.).
Il popolamento di Albiano risale molto indietro nel tempo: sono stati rinvenuti oggetti dell’età del bronzo e dell’età del ferro (V-VI sec. A.C.); presso il Santuario di S. Antonio vennero rinvenute delle tombe di lastre foggiate all'etrusca. E’ stato rinvenuto anche un sotterratoio romano.

L’abbondanza di reperti dell’epoca romana avvalora l’ipotesi dell’etimologia di Albiano, quale territorio appartenente a un gruppo di famiglie derivanti dallo stesso ceppo il cui gentilizio era “Albius”. Al tempo della romanizzazione il paese si trovava nelle vicinanze di una scorciatoia della via Claudia Augusta Altinate, molto frequentata, specialmente nei periodi in cui il percorso principale, che si snodava sul fondovalle atesino, risultava impraticabile. 
Secondo molti studiosi già dai tempi dei romani il territorio di Albiano è stato fatto oggetto di un’attività che sarebbe poi proseguita per tutta la sua storia, fino ai nostri giorni: l’attività mineraria ed estrattiva. A partire dal Medioevo peraltro lo sfruttamento, oltre ad ampliarsi, fu anche oggetto di regolamentazione. Nelle fonti storiche viene infatti menzionato Trentino, influente imprenditore delle miniere del Calisio, dunque anche di Albiano, e feudatario del principe-vesco di Trento, F. Vanga, cui succedette il figlio Federico d’Albiano, che partecipò attivamente alla compilazione del più antico statuto minerario, il famoso “Codice Vanghiano”, stilato nel 1208: primo ordinamento in Europa concernente le attività minerarie. L’estrazione della galena argentifera proseguì con alterne fortune fino al 1500.
Durante i primi decenni del 1300 Albiano faceva parte con Pinè e altri paesi della “gastaldia” di Pergine. Ripristinato il Principato vescovile di Trento, Albiano passò sotto la giurisdizione di Trento. 
A seguito delle sconfitte napoleoniche e per effetto del Congresso di Vienna del 1815 i distretti di Trento e Bressanone venivano dichiarati parte integrante della provincia del Tirolo, avente il capoluogo a Innsbruck.

Al termine della prima guerra mondiale, per effetto del ricongiungimento con l’Italia, venne istituita la Provincia di Trento, che si estendeva da Ala al Brennero e reintrodotta la legislazione italiana, cosicché il Comune di Albiano venne retto da un Sindaco, da un Consiglio comunale e da una Giunta municipale. La presa di potere del fascismo, contrario ad ogni tipo di autonomia locale, comportò peraltro la soppressione degli organi comunali e l’istituzione della figura del Podestà, oltre alla soppressione di numerosi Comuni mediante il loro accorpamento ad altri. Lo stesso comune di Lona-Lases venne soppresso ed accorpato ad Albiano e si staccò soltanto al termine della seconda guerra mondiale, più precisamente nel 1952.

Nel corso dei secoli l’attività principale degli abitanti di Albiano è stata l’agricoltura e la pastorizia, unitamente alla selvicoltura. Le colture più diffuse erano la vite, il frumento, i castagni, i prati da fieno e da pascolo e tutte le essenze caratteristiche dell’agricoltura montana cosiddetta di sussistenza. Le condizioni di vita non erano certo floride e nel corso dell’800, causa il colera e altri eventi rovinosi, quali la siccità ed alcuni incendi, e ancora nei primi decenni del novecento, parecchie famiglie sono state costrette all'emigrazione, soprattutto verso le Americhe.

Negli ultimi cento anni si è assistito ad un significativo capovolgimento della situazione economica del paese in virtù dell’attività estrattiva del porfido. Albiano risulta essere attualmente tra i principali centri europei di estrazione e lavorazione di questa pietra e costituisce un soggetto attivo a livello internazionale nella commercializzazione di questo prodotto. I giacimenti di materiale porfirico sono stati scoperti in concomitanza alla costruzione della strada provinciale Gardolo-Lases nel 1911, e via via sfruttati sempre più intensamente. Sono comparse sul monte Gaggio e sul monte Gorsa numerose cave a cielo aperto, dove vengono realizzati lastre, cubetti, cordonate e altri elementi lapidei necessari all'arredo urbano. Lo sviluppo di questa industria ha fermato la piaga dell’emigrazione ed è divenuta una delle attività principali della vallata e dell’intera provincia, richiamando manodopera, prima dal Mezzogiorno e poi anche da altre parti del mondo.