Descrizione
Nelle valli dell'Avisio questo stile faticò a penetrare e spesso si registrarono costruzioni di compromesso tra architetture gotiche e romaniche. I campanili, ad esempio, rimasero per lo più romanici con bifore e polifore tradizionali e solo la loro forma più allungata dichiarò la loro adesione allo stile gotico. Alla fine del Quattrocento arrivarono maestranze tedesche che introdussero forme nordiche: basti ricordare le due chiese di Vigo di Fassa attestate al maestro Francesco di Gardena, il cui figlio Michele (del quale abbiamo notizie dal 1506 al 1540) viene definito dai documenti architetto e muratore come il padre, come si desume da un documento del 1515.
Dell'edificazione della prima chiesa di Albiano è conservato il contratto stipulato tra il maestro Michele e il sindaco del paese Simone Ravanelli, da cui si evince che la costruzione avvenne tra il 1526 ed il 1529. Si è abbattuto il preesistente edificio religioso posto nel cimitero. L'abside ed il portale dovevano essere simili a quelli della chiesa di S. Pietro a Cembra (1506), la volta doveva essere come quella di San Nicolò di Sevignano: entrambe le chiese sono quindi attribuibili allo stesso autore, come quelle di Piazzo di Segonzano (1524), di Daiano, di San Lugano (1519), di Varena (1520) e Baselga di Pinè .
La dedizione ai Santi Antonio abate e Biagio si deve probabilmente all'antica funzione di ospizio, o ospedale per i viandanti, rivestita dalla prima chiesetta che avrebbe dovuto risalire ali epoca del vescovo Alemanno (1124 1149): infatti i due santi vivevano entrambi come eremiti; san Biagio, inoltre, per aver salvato un ragazzo al quale si era conficcata una lisca in gola è venerato come protettore dei mali della gola. Il portale principale della chiesa di Albiano è di chiaro stile gotico ad ogiva con profonde scanalature e la porta di legno pare ancora quella originale.
La facciata doveva essere decorata con un rosone, che venne eliminato all'epoca dell'allungamento della chiesa nel Settecento; sono invece originali i finestroni con i lavori in tufo. All'interno i costoloni gotici creano un piacevole effetto decorativo di reticolato sottolineato dal contrasto tra le pietre gialle e bianche, mentre sulle mensole si possono notare testine di angeli a traforo. Nel 1666 si costruì una nuova sagrestia volta a sud, nel 1726 si decise di ampliare, allungandola, la chiesa e nel 1743 vennero costruite vicino al portale di ingresso due cappelle laterali: in quella di destra c'era l'altare del Crocefisso, ora altare maggiore; a sinistra, nella cappella detta del Rosario, era stato posto l'altare maggiore ligneo in sostituzione del quale, al centro dell'abside, venne posto, nel 1750, il nuovo altare lapideo, opera di Antonio Sartori, quello che attualmente si vede nella nuova chiesa parrocchiale e dono di Domenico Filippi "Cescat". Nel 1800 all'esterno della parete nord venne fabbricata una nuova sagrestia.